SCHWARCZ, Lilia Moritz; STARLING, Heloisa Murgel Brasil: Uma Biografia. São Paulo: Companhia das Letras, 2015, 792 pp. Resenha de: MAYNARD, Andreza Santos. Diacronie Studi di Storia Contemporanea, n. 26, n. 2, 2016.

Edito nel 2015 dalla casa editrice Companhia das Letras, il libro è il risultato del lavoro congiunto di Lilia Moritz Schwarcz (professoressa dell’Universidade de São Paulo) e Heloisa Murgel Starling (professoressa dell’Universidade Federal de Minas Gerais). Benché fosse intenzione delle autrici sfuggire alle classificazioni, si tratta di una sintesi che affronta più di cinquecento anni di storia del Brasile. L’ampio volume di 792 pagine è suddiviso in 18 capitoli.

L’analisi sviluppata nel libro parte dai primi contatti degli europei con gli indigeni brasiliani, all’inizio del XVI secolo, e giunge fino alla contemporaneità: per l’esattezza sino al periodo successivo al ritorno alla democrazia, con la ripresa del governo da parte dei civili, in seguito all’elezione di Fernando Henrique Cardoso alla presidenza, nel 1995. L’opera offre tre raccolte di immagini di diversa tipologia: dipinti, illustrazioni, fotografie e documenti dell’epoca.

Su internet sono reperibili molte informazioni sul libro. Le librerie e i siti dediti al commercio online forniscono dati sull’opera e non è raro imbattersi in lettori che esprimono apprezzamenti entusiastici. All’interno di una strategia di commercializzazione, la stessa Companhia das Letras ha diffuso la parte iniziale in formato .pdf: il lettore curioso può così avere accesso a una parte del testo prima di decidere se procedere o meno all’acquisto del volume, che costa mediamente da 39,90 a 54,51 reais. In considerazione della fama di Lilia Moritz Schwarcz nel mercato editoriale brasiliano, del numero di pagine e di immagini, della qualità materiale e intellettuale dell’opera, si può affermare che non si tratti di una cifra esorbitante.

Una delle particolarità che attirano maggiormente l’attenzione sul libro è la proposta delle autrici di partire dalla biografia per comprendere il Brasile in prospettiva storica. Gli autori ci informano del fatto che “i brasiliani” sono i protagonisti di questa narrazione, gli uomini pubblici così come i personaggi “quasi anonimi”. Ed è con loro che gli autori iniziano l’opera. Sulla copertina troviamo una fotografia del 1958 scattata da Marcel Gautherot: l’immagine mostra uomini che lavorano all’edificazione del Senato Federale. Grazie questa provocazione iniziale, ricaviamo l’impressione che questa sia un’opera sulla storia della costruzione del paese: qualcosa che è stato realizzato da brasiliani famosi così come sconosciuti.

Nell’introduzione vengono esposte alcune idee e metodi che pervadono l’opera. Da un lato apprezziamo l’uso dei riferimenti letterari, una delle caratteristiche che conferiscono levità al testo. Al contempo, veniamo messi a parte delle nozioni di cittadinanza, democrazia, repubblica e giustizia sociale che verranno riprese nel corso dei capitoli. La visione critica delle autrici riguardo alla formazione storica del Brasile è permeata da queste categorie. Per quel che riguarda la nozione di cittadinanza si percepisce una sintonia con il testo di José Murilo de Carvalho Cidadania no Brasil: o longo caminho1, benché non sia menzionata l’opera e neppure l’autore. Possiamo considerare questa come l’altra particolarità del libro scritto da Schwarcz e Starling, ossia la tendenza a ridurre al minimo i riferimenti ad autori ed opere, così come l’uso di citazioni e note. Queste sono rispettosamente collocate in fondo al volume in modo da non interrompere il flusso del testo.

Anche nell’introduzione, le autrici si avvalgono di riferimenti letterari come Lima Barreto e Guimaraes Rosa. Ma è di Gustave Flaubert – e del suo personaggio Madame Bovary – che si servono per rifarsi al bovarismo, richiamandosi così a Sérgio Buarque de Holanda; un concetto che fa riferimento ad un’alterazione nella percezione della realtà. Le autrici associano le affermazioni di Lima Barreto e Sérgio Buarque de Holanda per affermare che «i brasiliani hanno un qualcosa di Bovary»2. Negare che il Brasile sia come questo personaggio, significherebbe creare le condizioni per una costruzione idealizzata dal paese. Secondo Schwarcz e Starling, il «bovarismo nazionale» si coagula con il “familismo”, ossia l’abitudine di trasformare ciò che è pubblico in privato. È possibile comprendere come in questo risieda la ricerca dell’identità nazionale.

Come si è accennato in precedenza, l’opera si apre affrontando il tema dei primi contatti (e alleanze) tra le società indigene e gli stranieri. In termini generali si può affermare che ci sono poche menzioni di autori accademici nell’opera; quando le rinveniamo, normalmente si tratta di autori classici. Ad esempio nell’introduzione è menzionato Sérgio Buarque de Holanda e le sue formulazioni sul «bovarismo nazionale» e sull’«homem cordial», l’uomo cordiale.

Nel secondo capitolo, dedicato all’impresa coloniale e alla produzione dello zucchero, la menzione a Gilberto Freyre è quasi obbligatoria e viene rispettata. È attraverso la sua opera che ci si approccia alla storia del mondo dello zucchero, seppure in forma letteraria, secondo il gusto delle autrici. Anche dando uno sguardo alla bibliografia si può percepire come questa sia incentrata su opere internazionali e lavori pubblicati in Brasile, soprattutto negli Stati di San Paolo, Rio de Janeiro e Minas Gerais.

In contrasto con la dolcezza dello zucchero, troviamo l’amarezza della schiavitù. Uno dei temi affrontati nel secondo capitolo è infatti ciò per cui in questo periodo il colore diviene «un marcatore sociale fondamentale»3: viene sviluppata una riflessione sui contrasti tra la vita dei nobili che non si dedicavano al lavoro manuale e i servi, che vivevano nelle senzalas, le catapecchie destinate agli schiavi. L’intento è quello di fare il punto sui differenti aspetti della società, per quanto facendo riferimento alla produzione della canna e dello zucchero le autrici si avvicinino all’ambito economico. Ci si concentra dunque sui profitti, sulla produzione dello zucchero e sul commercio. Il tema principale è dunque la canna da zucchero, mentre gli schiavi vengono trattati brevemente per essere poi ripresi nel capitolo successivo.

Il capitolo 3 è dedicato al tema della schiavitù in Brasile. Nell’introduzione, le autrici avevano già affermato come questa esperienza abbia marcato la storia sociale del paese. Si comprende quale sia l’eredità della schiavitù attraverso l’esperienza del dolore e della violenza di cui fu vittima la parte della popolazione povera e nera, così come dai processi di esclusione sociale. Questo capitolo risulta particolarmente duro, tanto quando affronta i maltrattamenti subiti dai neri durante le diverse epoche storiche, quanto nella misura in cui stimola la riflessione sulle pratiche violente esistenti nel paese e rivolte nei confronti della popolazione nera. Ci si oppone alla tesi secondo la quale il brasiliano non sarebbe violento così come a quella in grazia di cui esiste un mito della “democrazia razziale”. Le autrici lanciano poi una provocazione in merito alla permanenza delle pratiche discriminatorie e delle ingiustizie sociali a tutt’oggi patite dai neri.

Uno dei capitoli che spicca maggiormente è l’undicesimo, che tratta del Secondo Regno (1840-1889). Dal momento che Lilia Moritz Schwarcz ha scritto il libro As barbas do Imperador4, era prevedibile che il capitolo privilegiasse la figura di Pedro II. Il testo è particolarmente piacevole: si apprezza la commistione di informazioni relative agli aspetti privati e altre di carattere pubblico. La descrizione dei dettagli dell’intimità dell’imperatore senza dubbio costituisce un’attrattiva per il lettore. Per quel che riguarda le nozze contratte con l’imperatrice, si afferma che:

[…] tuttavia, neppure il migliore delle cerimonie nasconde le frustrazioni e molto si disse su quelle di Pedro. Malgrado le informazioni che abbiamo ricavato riguardo alle virtù dell’imperatrice, sembra che l’imperatore riuscisse a notare solamente i difetti: Teresa Cristina era bassa, obesa e un po’ zoppa. Si dice che il giovane monarca non sarebbe stato in grado di mascherare la sua delusione vedendola e che scoppiò a piangere tra le braccia della contessa di Belmonte, la sua governante, e sulla spalla del maggiordomo Paulo Barbosa, che gli avrebbe detto: «Si ricordi della dignità della sua carica. Faccia il suo dovere, figlio mio»5.

In questo passaggio risulta evidente la sensibilità che permea il libro. Le autrici sottolineano come una figura politica così eminente come Pedro II avesse sentimenti, volontà e problemi sentimentali, così come qualsiasi “quasi anonimo”: promuovono dunque l’umanizzazione dell’imperatore. Il tono intimista della descrizione di cui sopra è accompagnato da un’analisi che privilegia gli aspetti della politica nazionale dell’epoca. Questo è un esempio dello sforzo che le autrici hanno fatto per promuovere una connessione fra il pubblico e il privato. Nel capitolo 17, consacrato alla dittatura militare, le autrici ammettono la mancanza di unanimità in campo storiografico, anche se è possibile rinvenire una presa di posizione storiografica – quantunque anche politica – di fronte al “golpe” e al “regime militare”. L’approccio adottato nel capitolo si approssima dunque alla polarizzazione politica.

I decenni più recenti rimangono fuori dall’opera; le autrici giustificano questa scelta in considerazione del fatto che: «il tempo presente appartiene un po’ a ciascuno di noi e, probabilmente, tocca al giornalista prenderne nota con precisione e spirito critico»6. Marc Bloch discorderebbe dalle autrici su questo punto; nel libro L’Étrange Défaite7, mostra quanto sia importante l’analisi che lo storico produce indagando il tempo presente.

La struttura sensibile e allo stesso tempo critica dei capitoli porta nel lettore il desiderio di “saperne di più”. Le autrici, infatti, malgrado i propositi iniziali, arrivano sino a menzionare i governi Lula e Dilma Rousseff, la crisi politica attuale del Brasile e persino le manifestazioni di piazza che, dal giugno del 2013, hanno reso evidente l’inquietudine del popolo brasiliano di fronte ai molti casi di corruzione che hanno coinvolto i politici di vari partiti. Tuttavia, come detto in precedenza, c’è una scelta precisa alla base della scelta che mette da parte i fatti più recenti della storia nazionale. La giustificazione di ordine metodologico per lasciare il tempo presente ad una prossima opportunità di studio, deriva dal fatto che lo storico lavora con progetti già conclusi e per questa ragione la riflessione storica sui governi Fernando Henrique Cardoso e Lula deve ancora essere affrontata. Tuttavia l’argomentazione appare fragile a fronte di una grande mole di lavori accademici che analizzano il periodo, oltre all’abbondante disponibilità di documentazione prodotta dall’Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (IBGE).

Nella conclusione le autrici ritornano sulla nozione di cittadinanza e commentano la difficile pratica di questa nozione in Brasile; ci si sofferma quindi sullo sforzo dei brasiliani per ottenere la democrazia e la repubblica. Al contempo sottolineano come la schiavitù modellò la società brasiliana con caratteristiche che permangono tutt’oggi. Risulta tuttavia bizzarro il fatto che le autrici abbiano lasciato da parte il periodo più recente della storia brasiliana, caratterizzato dall’inclusione sociale, da una diminuzione della disuguaglianza sociale, da un aumento dei neri nelle università grazie al sistema delle quote e dall’inserimento dell’obbligatorietà per legge dell’insegnamento della Storia della Cultura afro-brasiliana e indigena (leggi 10.639/2003 e 11.645/2008), una significativa conquista dei movimenti sociali.

Certamente siamo lontani da una situazione ideale, ma lasciare da parte l’analisi di questi cambiamenti genera problemi. Forse è questo il “tallone d’Achille” dell’opera: menzionare l’attualità senza imbarcarsi in un’analisi corrispondente. In altre parole rimarchiamo l’assenza di un’analisi della storia del tempo presente a fronte di riferimenti significativi ad esso.

In realtà si fa un rapido accenno ai provvedimenti sociali del governo Lula. La testimonianza degli scandali legati alla corruzione, coinvolgendo i principali dirigenti del Partido dos Trabalhadores (PT) occupa uno spazio maggiore nel testo. Le manifestazioni di piazza dei brasiliani del 2013 sono menzionate, ma compaiono solamente in termini generici come una manifestazione democratica del popolo brasiliano. Queste, di fatto, lo furono; tuttavia è opportuno precisare che il programma delle manifestazioni del 2013 era aperto anche a istanze più “conservatrici”. Tra le richieste vi era la fine della corruzione, ma anche il ritorno dei militari al potere, la cessazione del sistema delle quote nelle università e dei programmi sociali del governo federale. In calce all’opera, dopo la conclusione, le autrici inseriscono una sorta di “avviso” che avverte che il libro è andato in stampa quando sono avvenute le manifestazioni del 13 e del 15 di marzo del 2015. Questa insistenza nel menzionare fatti del presente senza l’accompagnamento di un’analisi critica risulta problematica sia dal punto di vista metodologico, sia da quello politico. Infine occorre puntualizzare che si tratta di un testo didascalico e analitico, ma soprattutto fluido e la cui lettura risulta piacevole. Si nota la preoccupazione delle autrici nel mantenere un linguaggio adatto ad un pubblico diversificato, non solamente accademico. L’opera risulta di immediato interesse per chi si occupa di storia del Brasile – storici, sociologi, politologi, antropologi, economisti –, ma può suscitare interesse anche al di fuori dell’ambito accademico. I capitoli possono essere letti in ordine progressivo, ma sono autonomi l’uno dall’altro.

Notas

1 CARVALHO, José Murilo de, Cidadania no Brasil: o longo caminho, Rio de Janeiro, Civilização brasileira, 2009 [12 ed.].

2 SCHWARCZ, Lilia Moritz, STARLING, Heloisa Murgel, Brasil: Uma Biografia, São Paulo, Companhia das Letras, 2015, p. 16.

3 Ibidem, p. 71.

4 SCHWARCZ, Lilia Moritz. As Barbas do imperador, D. Pedro II: um Monarca dos Trópicos. São Paulo, Companhia das Letras, 1999.

5 Ibidem. p. 273.

6 Ibidem, p. 20.

7 BLOCH, Marc, A estranha derrota, Rio de Janeiro, Jorge Zahar, 2011 [ed. orig. L’Étrange Défaite, Paris, Société des Éditions Franc-Tireur, 1946].

Andreza Santos Cruz Maynard si è laureata in Storia presso l’Universidade Federal de Sergipe, ha conseguito la Laurea specialistica nell’Universidade Federal de Pernambuco e si è addottorata presso l’Universidade Estadual Paulista “Júlio de Mesquita Filho”. Ricercatrice post-dottorale in Storia dell’ Universidade Federal Rural de Pernambuco, è stata borsista CNPq/FAPITEC con una borsa DCR (2014-2016). Fa parte del Grupo de Estudos do Tempo Presente (GET/UFS/CNPq) ed è professoressa del Colégio de Aplicação dell’Universidade Federal de Sergipe.

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